Maltodestrine fermentate

MALTODESTRINE FERMENTATE
Le MALTODESTRINE FERMENTATE sono prodotte da organismi fungali non tossici, in particolare viene utilizzato come starter della fermentazione un ceppo non tossico di Aspergyllus niger, che viene completamente rimosso al termine del processo di fermentazione, anche per evitare problemi di reazione allergica nei soggetti predisposti. La fermentazione delle maltodestrine da parte di questo fungo da origine a questi enzimi: Amilasi (30.000 DU/grammo), Proteasi (60.000 HUT/grammo), Proteasi concentrata (25.000 HUT/ grammo), Glucoamilasi (40 AGU/grammo), Lipasi (1.500 FCCLU/grammo), Cellulasi (6.000 CU/ grammo), Lattasi (10.000 ALU grammo), Endo-fitasi (140 endo-PG/grammo). Le maltodestrine sottoposte a fermentazione fungina contengono naturalmente questo insieme di enzimi che possono adeguatamente sostenere le funzioni fisiologiche digestive.
Le caratteristiche principali degli enzimi fungali ottenuti da maltodestrine fermentate si possono così riassumere:
1) Sono attivi ad una temperatura che si avvicina a quella del corpo umano.
2) Possono funzionare in un ambiente variabile da pH 3.0 a pH 9.0, e sono dunque gli unici enzimi attivi sia nel tratto acido, basico e neutro dell’intestino. A tal proposito, è importante sottolineare che Pepsina e Tripsina funzionano solamente nel pH acido dello stomaco, mentre gli enzimi pancreatici sono attivi solo nel pH alcalino dell’intestino tenue.
3) La loro attività inizia già nella parte superiore dello stomaco. Questo favorisce la diminuzione della secrezione enzimatica digestiva propria dell’organismo, consentendo al pancreas di produrre maggiori quantità di enzimi sistemici e immunitari. Infatti, gli enzimi alimentari vengono attivati “naturalmente” dal calore già durante la masticazione dando così inizio al processo cosiddetto di “pre-digestione”, che continua anche mentre il cibo prosegue il suo cammino verso lo stomaco, per poi essere inattivati dalle secrezioni gastriche. In seguito, l’ambiente alcalino dell’intestino tenue riattiva gli enzimi alimentari che contribuiscono al compimento del processo digestivo.
4) Scompongono efficacemente proteine, carboidrati, grassi e fibre, a differenza per esempio di bromelaina e papaina che svolgono un’azione esclusivamente proteolitica. Inoltre, questa speciale miscela di enzimi digestivi consente di scomporre anche zuccheri, latticini e persino di favorire l’assimilazione dei minerali contenuti nei vegetali mediante l’enzima Endo-fitasi.
5) Sono la risposta ideale a tutti i problemi legati alla digestione, migliora l’utilizzazione di qualsiasi supplemento vitaminico/minerale e nutrizionale, costituisce un eccellente riequilibratore del tratto gastrointestinale se usato in abbinamento ai probiotici Acidophylus e Bifidobacterium Bifidum. Se ne consiglia l’assunzione di 50 o 100 milligrammi ad ogni pasto. Non sono riportati dati di tossicità, né eventuali interazioni con farmaci.
Evidenze scientifiche nell’uso degli enzimi fungali da maltodestrine fermentate
Il Dr. Edward Howell, pioniere dell’enzimologia alimentare, già negli anni ‘20 osservava che una dieta terapeutica basata su digiuno e cibi crudi, produceva effetti curativi ed un potenziamento generale della salute a causa della significativa diminuzione della richiesta di enzimi digestivi propri del corpo umano. In questo modo, gli enzimi del sistema immunitario erano in grado di aumentare l’attività di disintossicazione. I cibi crudi, quindi, erano in grado di alleviare il carico del processo digestivo dall’organismo in virtù della loro ricchezza enzimatica, con conseguente potenziamento del livello generale di salute. Purtroppo, i cibi d’oggi sono assolutamente carenti di enzimi a causa dei metodi di coltivazione su larga scala e dell’impoverimento dei terreni, per non parlare dei processi di trasformazione e lavorazione degli alimenti, o del semplice procedimento di cottura, che non preservano le proprietà enzimatiche dei cibi. Peraltro, un cibo crudo fornisce solo gli enzimi necessari alla digestione di quel particolare cibo crudo, e non è quindi in grado di assicurare extra-enzimi in grado di digerire cibi cotti o trattati. Del resto, non è pensabile o consigliabile (dal punto di vista sanitario) l’assunzione di carni, uova e fagioli crudi, anche a causa del rischio d’infezioni batteriche, e inoltre molti trovano difficile digerire la grande quantità di fibra presente nei cibi crudi. Dato per scontato che la maggior parte delle persone adotta una dieta con più alte percentuali di cibo cotto rispetto a quello crudo si rende sempre più necessaria l’integrazione con enzimi alimentari di alta qualità.
Possibili effetti fisiologici da carenza di enzimi alimentari nella dieta
Una dieta a base di cibi cotti o trattati o comunque poveri di enzimi contribuisce ad una eccessiva ipertrofia della ghiandola pituitaria, la quale, come si sa, svolge un’azione di regolazione nei confronti di tutte le altre ghiandole. Ugualmente, il pancreas umano risulta abbondantemente ipertrofizzato se confrontato con quello degli animali che si nutrono solo di vegetali crudi. Basti pensare che mentre il pancreas di un uomo di circa 63 Kg pesa tra gli 85 e i 90 grammi, quello di una pecora di circa 38 Kg pesa appena 18 grammi; il pancreas di un cavallo di circa 545 Kg pesa solo 330 grammi. Risulta evidente cioè quanto poco pesi l’uomo se confrontato al cavallo e di nuovo, se esso a confronto, quanto più grande risulti il suo pancreas. Un interessante esperimento a riguardo, è stato condotto nelle Filippine dalla Scuola di Igiene della Salute Pubblica (1933). La Scuola ha effettuato 768 esami post-mortem, giungendo alla conclusione che il pancreas dei Filippini era dal 25 al 50% più pesante di quello di Europei ed Americani, probabilmente a causa della dieta principalmente a base di riso cotto, consumato tre volte al giorno, che costringeva il pancreas ad un iperlavoro di secrezione enzimatica, in particolare di Amilasi. Va rimarcato che un organo ipertrofizzato indica spesso una condizione patologica con implicazioni degenerative. Anche il Dr. Edward Howell è giunto alla conclusione che l’ipertrofia del pancreas è il risultato di un adattamento patologico ad una dieta principalmente a base di cibo cotto. Una ricerca condotta presso l’Università del Minnesota ha mostrato cambiamenti significativi nel peso degli organi dei topi nutriti con cibo cotto: sia il pancreas che le ghiandole submascellari aumentavano il loro peso dal 20 al 30%. Ulteriori ricerche condotte da Grossman hanno evidenziato il ruolo di adattamento che la dieta gioca nella secrezione pancreatica.
Situazioni in cui si richiede una rapida risposta enzimatica
Cibi cucinati, bevande caffeiniche e alcooliche, riniti e affezioni virali, gravidanze, stress, esercizio fisico estremo e cattive condizioni climatiche comportano un rapido consumo di enzimi. In più, il nostro organismo perde giornalmente enzimi attraverso i normali processi di eliminazione quali la sudorazione, l’urina e le feci.
Benefici nutrizionali
Quasi tutte le creature viventi possiedono organi distinti che permettono agli enzimi esogeni (vale a dire introdotti con il cibo) di agire, prima che entri in azione la normale funzione digestiva. Si capisce, quindi, quanto sia fondamentale l’azione di “pre-digestione” portata avanti dagli enzimi alimentari per alleggerire il carico proprio dell’apparato digerente e delle funzioni collegate. Studi hanno mostrato che la quantità appropriata di enzimi alimentari permetteva di “digerire” circa il 60% di amidi, il 30% di proteine e il 10 % di grassi prima che la pepsina (uno degli enzimi endogeni) venisse attivata.
